Linfedema: può essere riconosciuto come causa di handicap?

FONTE: http://diritti-alla-vita.blogautore.repubblica.it/2018/09/17/il-linfedema-puo-essere-riconosciuto-come-causa-di-handicap/

Lo scorso maggio, in occasione della XIII Giornata Nazionale del Malato Oncologico , FAVO, AiMaMe, ITALF e SOS Linfedema hanno chiesto all’INPS di dare risposte certe, chiare ed univoche sui criteri di riconoscimento del linfedema come causa invalidante per i malati oncologici ed anche per le persone guarite dal cancro. L’Ente ha prontamente risposto emanando, in meno di un mese, le linee guida pubblicate nel giugno 2018.

Di cosa sia il linfedema abbiamo già parlato in queste pagine: è una patologia che si manifesta con il gonfiore dovuto all’accumulo di linfa nei tessuti. Può interessare un braccio (dopo chirurgia e/o radioterapia per tumore della mammella con interessamento dell’ascella) o una gamba (ad esempio dopo chirurgia e/o radioterapia ai linfonodi inguinali per tumori ginecologici – utero, cervice, ovaio o vulva o a causa di un melanoma) e talvolta anche altre parti del corpo se i linfonodi (regionali) sono stati asportati chirurgicamente o sottoposti alla radioterapia, oppure sono ostruiti dal tumore. Infatti, se i linfonodi o i vasi linfatici sono compromessi o ostruiti, la linfa non può defluire e di conseguenza ristagna nei tessuti causando gonfiore, infiammazione, dolore e limitando i movimenti. L’entità dei sintomi dipende dal grado del linfedema, che può essere lieve, moderato o severo. Se un linfedema di grado lieve può passare quasi inosservato, negli stadi più avanzati il tessuto cutaneo si può indurire e possono insorgere serie conseguenze a livello della pelle che può arrivare a spaccarsi per l’accumulo di linfa nei tessuti, o possono verificarsi piccole lesioni da cui fuoriesce un po’ di linfa. Nei casi più gravi l’arto si deforma, con conseguenti gravi limitazioni nella capacità di svolgere le normali attività della vita quotidiana, anche per coloro i quali possono considerarsi guariti dal cancro.

La tempestività delle cure per il linfedema è fondamentale e può fare la differenza, evitando che sintomi iniziali lievi si trasformino in danni permanenti ai tessuti, causati dall’accumulo di linfa e che possono, quindi, comportare gravi conseguenze inabilitanti anche sul piano sociale e lavorativo.

La disabilità connessa e conseguente al linfedema (primario o secondario), fino ad oggi non veniva riconosciuta formalmente come specifico stato di invalidità civile e/o di handicap.

Per fare chiarezza sulla condizione delle persone affette da linfedema, dunque, il 13 giugno 2018 l’INPS, in risposta all’istanza congiunta di FAVO  (Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia favo.it ), AiMaMe (Associazione Italiana Malati di Melanoma aimame.it ), ITALF (International Lymphoedema Framework italf.org ) ed SOS Linfedema (soslinfedema.it ), ha emanato una nota, a firma del Coordinatore Generale Medico Legale Prof. Massimo Piccioni, contenente le linee guida sul linfedema ed indirizzata a tutte le commissioni medico-legali dell’ente. Con tale documento, l’INPS ha dato ampia ed esaustiva risposta alle istanze dei pazienti che avevano evidenziato gli aspetti del disagio funzionale e psicologico delle persone affette da linfedema e, soprattutto, alle necessità di cura e di adeguata valutazione degli effetti invalidanti (sia dal punto di vista dell’invalidità civile e previdenziale che riguardo allo stato di handicap), finora negati.

Consigli ed indicazioni scientificamente validate dai maggiori esperti in materia sono contenute nel libretto informativo sul “Linfedema” realizzato dall’Associazione Italiana Malati di Cancro, parenti e amici (AIMaC).

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